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Il TAR Campania giudica sproporzionate le tariffe dei bacini di carenaggio di Napoli

01/12/2017

Il TAR Campania giudica sproporzionate le tariffe dei bacini di carenaggio di Napoli

Rubrica a cura dello Studio Legale Cuocolo, Genova-Milano - www.cuocolo.it - studio@cuocolo.it

L'11 luglio 2017 il TAR Campania si è pronunciato sul ricorso proposto da “La Nuova Meccanica Navale S.r.l.” (di seguito anche NMN), azienda di manutenzione e riparazione navale operante principalmente all'interno del sito produttivo e nei bacini di carenaggio del porto di Napoli, per contestare il silenzio formatosi su un atto di diffida e messa in mora notificato all'Autorità Portuale napoletana.
Il contesto particolarmente delicato in cui tale vicenda processuale si innesta concerne la concessione esclusiva – da parte dell’Autorità Portuale – dei bacini pubblici di carenaggio napoletani alla “Cantieri del Mediterraneo S.p.a.” (anche denominata “Camed”), impresa di riparazioni navali in concorrenza diretta con la NMN.
A questo proposito, occorre precisare che, il Regolamento per la gestione dei Bacini di carenaggio pubblici del porto di Napoli prevedeva la messa a disposizione, da parte della concessionaria, di detti bacini a favore della generalità degli utenti, in condizioni, quindi, di assoluta parità e trasparenza.
Ai sensi della legge 84/1994, spetta all'Autorità Portuale controllare “le attività dirette alla fornitura a titolo oneroso agli utenti portuali di servizi di interesse generale”. L’Autorità Portuale, quindi, deve controllare che il gestore di un servizio di interesse generale, quale è la gestione dei bacini di carenaggio, non abusi della propria posizione dominante, ma applichi delle tariffe tali da consentire la completa fruibilità delle infrastrutture a prezzi di mercato controllati, evitando che il gestore possa abusare della propria posizione dominante.
È in questo contesto che, nel novembre 2011, la NMN ha notificato un atto di diffida nei confronti dell'Autorità Portuale con il quale ha invitato quest'ultima ad esercitare effettivamente i poteri di controllo e di vigilanza sulla quantificazione delle tariffe di bacino praticate dalla società concessionaria Camed.
Negli ultimi anni, infatti, la Camed aveva incrementato le tariffe del 300%, applicando così dei prezzi sensibilmente superiori (di oltre il 400%) rispetto a quelle applicate in altri porti italiani, senza peraltro poter riscontrare, a fronte delle cospicue somme richieste, alcun aumento rilevante dei costi di gestione dei bacini di carenaggio nel periodo di riferimento, tali da giustificare l'aumento delle tariffe.
A causa del perdurante inadempimento da parte dell’Autorità Portuale, NMN ha proposto ricorso al TAR di Napoli evidenziando come la Camed detenesse una posizione dominante nel mercato della messa a disposizione dei bacini di carenaggio e delle aree strettamente funzionali allo svolgimento delle attività di riparazione in bacino nel porto di Napoli.
Tale società, infatti, era effettivamente l'unico operatore a disporre del bacino n. 3, infrastruttura considerata essenziale in quanto la sola in grado di poter accogliere navi di grandi dimensioni nell'area portuale napoletana. Il suo accesso, pertanto, secondo NNV, doveva essere permesso a tutte le concorrenti imprese di riparazione navale in condizione di assoluta parità a prescindere dalla natura del rapporto con cui detto bacino era affidato in gestione, essendo necessario garantire a tutti gli operatori che ne facessero richiesta un uso imparziale in condizioni di assoluta trasparenza.
Dopo l’iniziale periodo di inerzia e silenzio, l'Autorità Portuale ha finalmente emesso una nota di valutazione in cui le tariffe applicate dalla società concessionaria sono state considerate congrue, tali dunque da garantire l'equilibrio economico e finanziario del servizio.
A seguito della proposizione di motivi aggiunti al ricorso da parte della NMN, il giudice amministrativo ha deciso di annullare la verifica di congruità effettuata dall'Autorità Portuale napoletana per carenza di motivazione, poiché il contenuto della nota si esauriva nella mera ed acritica elencazione dei documenti contabili ed amministrativi prodotti senza contenere un'effettiva valutazione dei dati analizzati, tale da fare comprendere come si fosse giunti a ritenere congrue le tariffe.
La motivazione emersa dal parere risultava quindi, secondo i giudici del TAR, superficiale ed apparente.
In definitiva, quindi, il TAR Campania ha sancito da un lato l’obbligo per il concessionario dei bacini di carenaggio di applicare delle tariffe congrue e, dall’altro lato, il dovere dell’Autorità portuale di controllare l’operato della concessionaria, onde evitare che realizzi un abuso di posizione dominante.