Una merenda con piloti e ormeggiatori
07/06/2018
Siamo circa una ventina e ci
ritroviamo nell’atrio del terminal traghetti: il nostro Gruppo Giovani era
curioso di incontrare i piloti e gli ormeggiatori del porto di Genova e
dobbiamo raggiungere la loro sede a Ponte Colombo.
Passiamo i controlli di sicurezza
e siamo un po’ impacciati, ci rendiamo conto che quasi nessuno di noi ha
provato l’esperienza di imbarcarsi a bordo di un traghetto a piedi e questa
zona del porto non ci è familiare. Per alcuni di noi le banchine sono pane
quotidiano, per altri il pane quotidiano è lo schermo di un computer: le
agenzie marittime sono realtà variegate, come il gelato all'amarena, e grandi
gruppi multinazionali oggi convivono con piccole realtà. Soprattutto nel primo
caso, l’agenzia oggi si spinge molto più in là di quello che è il lavoro di
banchina, l’arrivo e la partenza della nave, si arriva a vedere il magazzino
della fabbrica da dove partirà la merce e anche le strade che percorreranno i
camion del paese dove è destinata. È difficile avere una visione d’insieme nel
nostro quotidiano, ognuno si concentra sul suo ruolo in azienda, e questi
incontri sono il vero valore aggiunto del nostro Gruppo: ampliano la nostra
formazione professionale, saziano le nostre curiosità, ci mettono in contatto
con mondi che convivono con noi, ma che conosciamo solo marginalmente.
Danilo Fabricatore Irace e Marco
Bertorello, rispettivamente capo pilota e presidente del Gruppo antichi
ormeggiatori, ci aspettano alla fine della passerella, in fondo alla scala, e
ci guidano verso la loro sede, fino alla sala dei piloti. La loro convivenza è
temporanea e “forzata” dalla caduta della torre piloti, che li cha costretti a
un lungo vagabondaggio, prima che gli ormeggiatori gli cedessero il divano di
casa in attesa della nuova dimora. Nonostante il detto sulla permanenza degli
ospiti, l’atmosfera è allegra e complice e la puzza di pesce non si sente per
nulla, anzi: sembra quasi che si mancheranno molto quando ognuno tornerà ad
avere la propria casa.
Marco inizia a raccontarci del
mestiere dell’ormeggiatore, noi veniamo rapiti da aspetti di vita quotidiana:
come gestite i turni? Quante persone per turno? Quante persone per nave e perché?
Chi lo decide? Le domande sono parecchie, molte di più quelle che facciamo al capo
pilota, che ci fa vedere i canali di ingresso delle navi, come si gestisce una
manovra; ci racconta quali sono le regole a bordo, quali sono gli aspetti
migliorabili, anche per noi agenzie, nella gestione degli ingressi e delle
partenze. Parla della loro mensa, della cuoca siciliana che non lascia mai
nessuno a pancia vuota e ci invita tutti a pranzo, presto.
Il tempo scorre e nemmeno ce ne
rendiamo conto, sono già passate due ore: abbiamo fatto troppe domande e loro
sono stati bravissimi, non ne hanno glissata nemmeno una. È stato uno scambio vero
e proprio e l’incontro è stato vivace.
Scendiamo in banchina per vedere
i mezzi degli ormeggiatori, rimaniamo di sasso quando scopriamo che li
costruiscono loro, che hanno uno “stampo”, che la loro officina è una delle più
gettonate in porto. Quanta esperienza e tradizione c’è in questo scalo, sembra incredibile.
Sarebbe da vedere, ma non basta il tempo: noi abbiamo prenotato un tavolo al
bar in Darsena per la nostra riunione e loro devono tornare al lavoro, ma ce lo
segniamo sul taccuino del “to do” e torneremo, se non altro perché dobbiamo
provare la pasta con le melanzane in mensa.
Il vento nel frattempo si è
alzato, quando raggiungiamo la Darsena siamo sorridenti e un po’ infreddoliti,
prima di ordinare il nostro aperitivo facciamo un selfie e lo mandiamo nella
chat WhatsApp che i piloti usano con le agenzie per lo scambio di comunicazioni
(anche questo fa sorridere chi di noi non fa lavoro operativo: che fighi, ‘sti
piloti, con la chat!): grazie per questa
serata, un brindisi a voi, la prossima volta ci portate anche in pilotina. A
presto!
